FEDERAZIONE ANNA LINDH ITALIA

 

La Federazione Anna Lindh Italia, senza scopo di  lucro, condivide le finalità della Fondazione Anna Lindh  creata nel 2004 dalla Commissione europea congiuntamente ai 42 paesi euromediterranei. 
L’obiettivo della Federazione è promuovere, sostenere ed attuare l’interazione culturale e sociale tra l’Italia e i paesi euromediterranei in vari campi d’azione tra i quali: arte, architettura, archeologia, ambiente, artigianato, giovani, donne, diritti umani, migranti, mestieri d’arte, occupazione, formazione, educazione, infanzia, sport, dialogo interreligioso, legalità, musica, cultura del cibo, empowerment, tradizione, turismo, solidarietà sociale, scambi economici e culturali, mestieri d’arte.
In particolare la Federazione intende attuare iniziative in favore dei giovani finalizzate specialmente a restituire loro speranza e fiducia attraverso la promozione del “vero”, del “bello” e del “buono”.

La Fondazione Mediterraneo è intervenuta al meeting internazionale organizzato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e che ha visto la partecipazione di relatori di vari paesi.
Numerose le tematiche affrontate con l’obiettivo di restituire allo sport un ruolo essenziale nel processo di coesione sociale.
Per la Fondazione è intervenuta quale relatrice Giusi Badalamenti che haportato i saluti del presidente Capasso e presentato la trentennale attività della Fondazione ed il prossimo World Peace Forum che avrà quale tema portante proprio “Lo sport strumento per la pace”.

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Il presidente Michele Capasso ha coordinato il workshop, animato da Fabrizio Mangoni  (Università Federico II – Architetto urbanista esperto di DM).
La dieta mediterranea è esempio di patrimonio culturale “vivo” e driver di coesione sociale.
Valorizzare gli elementi di narrazione della Dieta Mediterranea come stile di vita necessita, ancora, di molto lavoro creativo e di ricerca per rendere visibile e raccontabile il rapporto che passa tra le parole e le cose, tra le storie delle persone e i prodotti della terra, tra il dire e il fare, tra il gusto e le emozioni. Gli alimenti della Dieta  Mediterranea hanno metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura praticate in determinati territori in maniera omogenea, secondo regole tradizionali e protratte nel tempo. Si tratta di produzioni talvolta di entità limitate, affidate alla tenacia di alcuni operatori, coltivatori diretti e imprenditori.
Il fattore tradizione conferisce tra l’altro alle produzioni diverse utili caratteristiche:

  • storicità (origini delle comunità locali e loro stretto rapporto con l’ambiente e il territorio)
  • familiarità (memoria e vocazioni delle proprie radici)
  • riscoperta (ricerca della qualità, del gusto, del particolare)
  • eccellenza per le peculiari caratteristiche organolettiche.

La valorizzazione, attraverso la narrazione, della Dieta Mediterranea - utilizzando tutti gli strumenti e le tecnologie disponibili - costituisce uno strumento indispensabile anche per le imprese per diffondere informazioni sulla sicurezza alimentare, sulle tecniche di produzione, sui sistemi di controllo e garanzia, sull’implementazione del turismo legato ai percorsi emozionali del cibo.
È inoltre auspicabile pervenire ad una “filosofia universale” della Dieta Mediterranea in grado di sostenere l’utilizzo a km “0” dei prodotti della terra.
Una opportuna narrazione può valorizzare il ruolo del suolo nell’economia circolare, riferibile specialmente ai prodotti principali della Dieta Mediterranea e la diffusione delle metodologie dell’EFH (Environment, Food and Healt) che punta a promuovere un invecchiamento in salute e la lotta all’obesità.
Sono intervenuti membri della Federazione Anna Lindh Italia.

Esperti: Rossella Galletti – Università Suor Orsola Benincasa; Roula Papadopoulou – Region of Crete; Donatella Tramontano – Università Federico II e Gens ONG; Ferdinando Gandolfi – Regione Campania; Marco Dianti, Ombretta Sciandra – Provincia Autonoma di Trento; Elena Tsangaridi (Communication Officer of Troodos Dev.Company – Unesco Global Geopark).

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Nel giorno dei funerali la Fondazione Mediterraneo e la Federazione si stringono intorno alle vittime del Ponte Morandi ed alla città di Genova che dal 1991 è stata al fianco della Fondazione in molteplici attività per il dialogo e la pace.
A Genova, dopo quella che è stata la più grave tragedia del dopoguerra, nulla sarà più come prima. Forse è anche per questo che durante i funerali di Stato molti sono stati i genovesi che si sono sentiti in dovere di parlare e di fare appello alla giustizia.
È stato un rito sacro con momenti inevitabilmente profani. La stragrande maggioranza degli applausi sono stati destinati ai vigili del fuoco che hanno affollato la struttura con le proprie squadre fuori servizio – alcune reduci da turni di 27 ore continuative tra le macerie - e i volontari di associazione e protezione civile. Nel frattempo trecento di loro continuavano a scavare sul greto e intorno ai monconi degli stralli crollati.
Il Capo dello Stato Mattarella è stata la figura istituzionale salutata con più calore e affetto dalle migliaia di genovesi che fin dalle 8 di mattina hanno fatto la coda per entrare nel padiglione della Fiera. I genovesi che si sono sentiti in dovere di esserci erano migliaia. Molti di più quelli che fuori hanno seguito la cerimonia davanti a due schermi, una vera folla quella che ha attorniato De Ferrari, la piazza della fontana, il punto in cui Genova si riunisce ogni volta che c’è da festeggiare o da piangere.
Le parole di Bagnasco durante l’Omelia sono state misurate e di buon senso.
Al termine della cerimonia con rito cattolico è stato offerto il microfono agli imam della foltissima comunità araba di Genova. Uno ha pregato recitando pochi versi del “Salaam Alaikum” (erano diverse le vittime musulmane): il secondo, Salah Hussein, ha scelto parole toccanti che hanno ricevuto uno scroscio di applausi… “Siamo qui insieme, sotto un unico Dio per stringerci intorno alle vittime e alle famiglie. È caduto un ponte… un ponte non dovrebbe mai cadere perché unisce e Genova ha sempre unito nella sua storia. Preghiamo per Genova, la Superba, che saprà ancora una volta rialzarsi… Zena in arabo significa la bella”.
A Genova la comunità araba è una delle più antiche, esiste dal 1500, come quella armena: il dialetto zeneixe vanta tantissime parole in arabo, quasi intraducibili.

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L’Associazione  “Noi cittadini per Napoli” di Angelo Colella e la Fondazione Mediterraneo hanno organizzato un incontro con Alessandro Barbano e presentato il suo libro “Troppi diritti. L’Italia tradita dalla libertà” (Mondadori Editori).
I lavori sono stati introdotti dal presidente Michele Capasso e moderati dal prof. Massimo Lo Cicero.
Tra i presenti i proff. Massimo Pica Ciamarra, Maurizio Iaccarino, Nello Polese; i giornalisti Santa Di Salvo Giorgio Gradogna, Said Margoul; gli imprenditori Fulvio Merlino, Ettore Cucari, Bibi Giurazza; i politici Luciano Schifone e Massimo Adinolfi.
L’autore Alessandro Barbano ha sottolineato la necessità di riannodare con la forza della cultura i fili sfilacciati delle nostre coscienze e l’urgenza di equilibrare il rapporto tra diritti e doveri.
Sono intervenuti membri della Federazione Anna Lindh Italia.

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La Federazione Anna Lindh Italia ha partecipato agli eventi di “Pescasseroli legge” con la direzione artistica di Dacia Maraini.
Tra i libri presentati si segnalano quelli di Tiziana Ferrario, Alan Friedman, Piero Fassino, Alessandro Barbano, Loredana Lipperini, Marilu Simoneschi, Martin e Alessandra Viola.

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