Tutti gli Eventi e le Iniziative || Anno per Anno

In occasione del 35° Vertice antimafia il presidente Michele Capasso ha donato ai partecipanti i libri “Diari di guerre-Bosnia” e “Raffaele, il sindaco”.

Leggi tutto: ...

Il presidente Michele Capasso ha dedicato a Paolo Borrometi - assegnatario nel 2015 del “Premio Mediterraneo Raffaele Capasso per la legalità” – una copia del volume “Raffaele, il Sindaco”.
Borrometi ha espresso emozione per la figura di Raffaele Capasso, di cui si conclude quest’anno il centenario dalla nascita.

Leggi tutto: ...

Un gruppo di giovani della Fondazione Grimaldi hanno visitato la sede degli Stati Uniti del Mondo e del Museo della Pace.
Accolti dal Segretario generale Michele Capasso hanno visto il video del decennale del Museo e ripercorso le tappe fondamentali dell’azione degli Stati Uniti del Mondo, visitando poi le collezioni più significative.

Leggi tutto: ...

Jal el Dib. Ospedale de la Croix. 2 dicembre 2025. Ore 9. Il Santo Padre arriva all’ingresso principale della residenza della Congregazione in auto. Le suore gli corrono incontro e una gli si stringe al collo. Suor Marie, insieme alla direttrice dell’ospedale, suor Rose Hanna, e alla superiora del Convento, suor Hiam El Badawi, accompagnano il Papa nel teatro e anche lì l’accoglienza è festante: in sala risuonano le zaghroutah, le urla – tipiche delle donne mediorientali – segno di felicità e di festa grande.
Suor Marie ringrazia il Pontefice per la sua presenza, che conferma l’amore di Dio per i più poveri tra i poveri, i più abbandonati e i più sofferenti; poi il ricordo del fondatore Abouna Yakub che affermava: “La mia religione è il Libano e i sofferenti”. Infine, ancora un ringraziamento al Santo Padre per essere “il ‘padre’ dei dimenticati, degli abbandonati e degli emarginati”.
Il Santo Padre riceve in dono 77 rosari fatti a mano dai pazienti poi ascolta le testimonianze e si commuove.
“Sono contento di incontrarvi, era un mio desiderio, perché qui abita Gesù: sia in voi ammalati, sia in voi che ne avete cura, le suore, i medici e tutti gli operatori sanitari e il personale”, esordisce in francese, assicurando che tutto il popolo dell’ospedale libanese è nel suo cuore e nelle sue preghiere. Anche il Papa ricorda la santità della vita del fondatore e la sua testimonianza portata avanti dalle suore Francescane della Croce.
Porto di Beirut. 2 dicembre 2025. Ore 9.30. Dopo le emozioni dell’Ospedale de la Croix ci troviamo tra le macerie del porto di Beirut, dove il 4 agosto 2020 una terribile esplosione causò più di duecento morti, settemila feriti e più di trecentomila sfollati, sconvolgendo il Libano e il mondo intero.
Qui il Papa viene a portare conforto a un dolore causato da una ferita ancora aperta per tutti.
Il Papa prega dinanzi al monumento in marmo che riporta, uno ad uno, i nomi dei morti. Depone una ghirlanda e saluta i sopravvissuti e i familiari delle vittime. Ognuno ha in mano fotografie dei parenti scomparsi. L’emozione è forte. Il Papa saluta uno a uno i familiari delle persone che hanno perso la vita, gesto semplice ma carico di vicinanza umana: davanti a un bambino si inginocchia e afferra la foto del papà che il piccolo tiene tra le mani. Una mamma lo abbraccia. Un momento di profonda commozione che segna una delle tappe simbolicamente più forti del viaggio in Libano del Santo Padre.
Beirut Waterfront. 2 dicembre 2025. Ore 10.30. L’impatto è potente. Migliaia di persone riempiono la spianata affacciata sul mare. L’altare è ospitato in una grande struttura bianca coperta e il Papa è circondato da tante scritte “Pace” che nelle principali lingue circondano la scritta più grande “Beati i costruttori di pace”: tema di questo primo Viaggio Apostolico.
Dopo la celebrazione papa Leone XIV rivolge quest’ultimo saluto alla folla:
“Cari fratelli e sorelle, in questi giorni, con il mio primo Viaggio Apostolico compiuto durante l’Anno giubilare, ho desiderato farmi pellegrino di speranza nel Medio Oriente, implorando da Dio il dono della pace per questa amata terra, segnata da instabilità, guerre e dolore.
Cari cristiani del Levante, quando i risultati dei vostri sforzi di pace tardano ad arrivare, vi invito ad alzare lo sguardo al Signore che viene! Guardiamo a Lui con speranza e coraggio, invitando tutti a incamminarsi sulla via della convivenza, della fraternità e della pace. Siate costruttori di pace, annunciatori di pace, testimoni di pace!...”.

Leggi tutto: ...

Harissa. 1 dicembre 2025. Ore 11.30. Il Papa è preso dall’atmosfera e dalla bellezza del Santuario che non nasconde nemmeno quando indirizza il saluto ai presenti dicendo “Buongiorno” in arabo:
“Carissimi fratelli nell’Episcopato, sacerdoti, religiosi e religiose, fratelli e sorelle, buongiorno! Buongiorno! Con grande gioia vi incontro durante questo viaggio, che ha per motto 'Beati gli operatori di pace' (Mt 5,9). La Chiesa in Libano, unita nei suoi molteplici volti, è un’icona di queste parole, come affermava san Giovanni Paolo II, tanto affezionato al vostro Popolo”.
Nel Santuario vi sono tanti amici che alla fine riusciamo in parte a salutare. Tra essi il patriarca dei latini di Gerusalemme cardinale Pierbattista Pizzaballa, sorpreso di vederci in questa occasione e commosso per l’accoglienza riservata al Papa.
Beirut. Piazza dei Martiri. 1 dicembre 2025. Ore 16.00. Prendiamo posto sulle sedie in fondo da dov’è possibile avere una suggestiva visione con lo sfondo all’esterno della Moschea. L’allestimento è scenografico: la base centrale con la scritta “Pace” in più lingue, l’albero d’ulivo e altri dettagli che simboleggiano la pace.
Dopo i saluti ai rappresentanti delle varie confessioni religiose papa Leone XIV rivolge questo indirizzo di saluto ai partecipanti all’incontro:
“Cari fratelli e sorelle, sono profondamente commosso e immensamente grato di poter essere tra voi oggi, in questa terra benedetta: una terra esaltata dai profeti dell’Antico Testamento, che contemplarono nei suoi cedri imponenti emblemi dell’anima giusta che fiorisce sotto lo sguardo vigile del cielo…”.
Bkerké. 1 dicembre 2025. Ore 17.45. Il Papa giunge frastornato dai precedenti incontri ma viene subito “alimentato” dall’ “onda positiva dei giovani” che lo accarezza con suoni, grida, invocazioni.
Dopo aver ascoltato canti, balli e visto danze, dopo alcuni interventi dei rappresentati dei giovani papa Leone XIV legge il suo indirizzo di saluto:
“Assalamu lakum! (la pace sia con voi). Cari giovani del Libano, assalamu lakum!
Questo è il saluto di Gesù risorto (cfr Gv 20,19) e sostiene la gioia del nostro incontro: l’entusiasmo che sentiamo nel cuore esprime l’amorevole vicinanza di Dio, che ci riunisce come fratelli e sorelle per condividere la fede in Lui e la comunione fra di noi… Guardiamo a quanti esempi stupendi ci hanno lasciato i santi! Pensiamo a Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis, due giovani che sono stati canonizzati in quest’anno santo del Giubileo. Guardiamo ai tanti santi libanesi. Quale bellezza singolare è manifesta nella vita di santa Rafqua, che con forza e mitezza resistette per anni al dolore della malattia! Quanti gesti di compassione ha compiuto il Beato Yakub El-Haddad, aiutando le persone più abbandonate e dimenticate da tutti! Quale luce potente proviene dalla penombra in cui decise di ritirarsi san Charbel, lui che è divenuto uno dei simboli del Libano nel mondo! I suoi occhi sono raffigurati sempre chiusi, come per trattenere un mistero infinitamente più grande. Attraverso gli occhi di san Charbel, chiusi per vedere meglio Dio, noi continuiamo a cogliere con più chiarore la luce di Dio. È bellissimo il canto a lui dedicato: “O tu che dormi e i tuoi occhi sono luce per i nostri, sulle tue palpebre è fiorito un grano d’incenso”.

Leggi tutto: ...

Una delegazione degli “Stati Uniti del Mondo” e della “Fondazione Mediterraneo” partecipa alla visita di papa Leone XIV a questo Monastero, dove si trova la tomba di san Charbel Maklouf.
Una pioggia fitta non impedisce a migliaia di persone di accalcarsi sui bordi delle strade e sullo spazio antistante il Monastero di san Maroun: fa tanta tenerezza una bimba che sta in braccio alla madre con un’immagine di san Charbel tra le piccole mani.
Urla e grida si diffondono sul piazzale antistante il Monastero all’arrivo del Papa, subito accolto dal padre abate Hady Mahfouz, superiore generale dell’Ordine libanese maronita.
Il Santo Padre visita velocemente il Monastero e si dirige nelle grotte dove si trova la tomba di san Charbel.
Dopo la preghiera del Papa dinanzi alla tomba del Santo eremita, gli indirizzi di saluto del padre abate che, tra l’altro, dice:
“Grazia su grazia: la grazia di san Charbel la cui intercessione continua a illuminare le anime e a diffondere nel mondo le meraviglie del Cielo; la grazia della presenza del Papa venuto in questo santuario di silenzio e di luce a pregare davanti alla tomba di questo eremita umile e ardente d’amore. Porgo il benvenuto a Sua Santità chiedendole di ricevere, a nome di tutto l’Ordine, l’assicurazione della nostra incondizionata obbedienza, delle nostre costanti preghiere e dei nostri più devoti sentimenti filiali”.
Papa Leone XIV indirizza il suo saluto ai presenti - tra essi in prima fila il cardinale Pietro Parolin - dicendo:
"Cari fratelli e sorelle! Ringrazio il superiore generale per le sue parole e per l’accoglienza in questo bel Monastero di Annaya. Anche la natura che circonda questa casa di preghiera ci attrae con la sua bellezza austera. Rendo grazie a Dio che mi ha concesso di venire pellegrino alla tomba di san Charbel. I miei Predecessori – penso specialmente a san Paolo VI, che lo ha beatificato e canonizzato – l’avrebbero tanto desiderato”.
Il Papa utilizza nel suo discorso uno stile sobrio ed essenziale. Ed è proprio questa differenza che fa risaltare la sostanza. Il Santo Padre non presenta Charbel come il taumaturgo da cartolina, lo mostra come un maestro di ciò che il nostro mondo rifiuta: preghiera, silenzio, modestia, povertà. Quattro parole che tagliano come pietra viva e che parlano a una Chiesa spesso distratta dal superfluo.
“Questa visita si incastra nella storia come una pietra che combacia – afferma il Segretario generale Michele Capasso, devoto a san Charbel – ma il Libano rimane un crocevia fragile, e proprio per questo è il luogo dove la fede mostra il suo volto più autentico. Qui il Papa non sta facendo diplomazia ma sta semplicemente ricordando al mondo che la pace non nasce dalle riunioni ma dai cuori riconciliati. Questo posto ci consegna oggi un’immagine nitida: la santità non passa di moda e continua a illuminare quando tutto il resto vacilla. E se vogliamo che la fiamma accesa da questa tappa non si spenga, vale la pena fare ciò che il Papa ha suggerito senza proclami: tornare alla preghiera, al silenzio, alla povertà evangelica. Le uniche strade che conducono davvero alla luce”.

Leggi tutto: ...

Accompagnati dal corpo docente, gli studenti della Scuola Media Statale di Sant’Anastasia (Napoli) hanno visitato il Museo della Pace e la sede degli Stati Uniti del Mondo.
Accolti dal segretario generale Michele Capasso, i ragazzi hanno espresso apprezzamento per i percorsi emozionali dichiarando di aver vissuto “un’esperienza straordinaria che resterà impressa nel loro cuore per tutta la vita”.

Leggi tutto: ...

Visita agli scavi di Pompei per il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: accompagnato dalla figlia Laura, ha effettuato stamattina un tour privato nel sito archeologico, guidato dal direttore Gabriel Zuchtriegel. Durante la visita, l'incontro e la stretta di mano con don Maurizio Patriciello.

Leggi tutto: ...

Il Papa arriva puntuale poco dopo le 9 alla moschea Sultan Ahmed, tra i luoghi più simbolici di Istanbul, trattenendosi per circa quindici minuti. Una visita vissuta “con profondo rispetto del luogo e della fede di quanti si raccolgono lì in preghiera”. Ad accompagnare il pontefice il ministro della cultura e del turismo, Ersoy, il mufti di Istanbul Tuncel, l’imam Fatih Kaya e alcuni membri degli “Stati Uniti del Mondo”. 
Scalzo, con le mani lungo i fianchi e il capo rivolto verso l’alto - guardando alle 21.043 piastrelle di ceramica turchese - papa Leone XIV fa il suo ingresso nella cosiddetta “Moschea Blu”, tra i monumenti più simbolici e suggestivi della metropoli turca, già visitata da papa Benedetto XVI nel 2006 e da papa Francesco nel 2014.
Nel seguito papale anche i cardinali Kurt Koch e George Koovakad, rispettivamente prefetti del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei cristiani e del Dicastero per il Dialogo interreligioso. Tutti si sono soffermati a lungo dinanzi al pulpito del muḥazīn, con Aşkın Tunca che spiegava architettura e funzione di questo spazio da cui i fedeli vengono richiamati alla preghiera. Il Papa è poi passato davanti alla “Mihrab”, la nicchia di marmo che indica la direzione della Mecca, dove è contenuta pure una Sura – la numero 19 – che fa riferimento alla Vergine Maria. Ha proseguito il suo giro, guardando diverse volte verso la cupola e il soffitto alto oltre 23 metri.
In questo momento abbiamo ricordato altre visite a questa Moschea.
Nel pomeriggio, alle 16, nel Palazzo Patriarcale, si compie un atto importante sul cammino del dialogo interreligioso: papa Leone XIV incontra il patriarca Bartolomeo I e insieme sottoscrivono una dichiarazione congiunta sul tema della pace e del dialogo.
La giornata di papa Leone XIV si conclude con la celebrazione della Santa Messa nella Volkswagen Arena: Migliaia di persone partecipano all’evento e noi siamo seduti nelle prime file consapevoli del momento che stiamo vivendo. Nell’omelia il Papa, tra l’altro, dice:
“Cari fratelli e sorelle, celebriamo questa Santa Messa nella vigilia del giorno in cui la Chiesa ricorda Sant’Andrea, Apostolo e Patrono di questa terra. E nello stesso tempo iniziamo l’Avvento, per prepararci a rivivere, nel Natale, il mistero di Gesù, Figlio di Dio, «generato, non creato, della stessa sostanza del Padre» (Credo niceno-costantinopolitano), come 1700 anni fa hanno solennemente dichiarato i Padri riuniti in Concilio a Nicea. In questo contesto, la Liturgia ci propone, nella prima Lettura (cfr Is 2,1-5), una delle pagine più belle del libro del profeta Isaia, dove risuona l’invito rivolto a tutti i popoli a salire al monte del Signore (cfr v. 3), luogo di luce e di pace. Vorrei allora che meditassimo sul nostro essere Chiesa, soffermandoci su alcune immagini contenute in questo testo. La prima è quella del “monte elevato sulla cima dei monti” (cfr Is 2,2). Essa ci ricorda che i frutti dell’agire di Dio…”.

Leggi tutto: ...

In occasione della visita del bassista Gerald Leon Cannon e della moglie Minnie al Museo della Pace e alla sezione “Pino Daniele Alive”, utilizzando il basso di Rino Zurzolo donato al Museo dalla moglie Valentina, il grande musicista statunitense si è esibito con alcuni brani – tra cui “Quando” di Pino Daniele – con Elisabetta Serio, storica pianista di Pino.
“Splendido il video e le foto di Riccardo Piccirillo”, ha sottolineato il presidente Michele Capasso che ha accolto gli ospiti.

Leggi tutto: ...