Tutti gli Eventi e le Iniziative || Anno per Anno

L’onorevole Marina Berlinghieri, parlamentare e vicepresidente della XIVa Commissione (Politiche per gli affari europei), ha visitato il Museo della Pace - MAMT e sottoscritto il “Manifesto Kimiyya” in difesa dei diritti delle donne, promosso dalla Fondazione Mediterraneo e da 43 Paesi euromed.

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Zhou Xiao Yan, chairman del Milanhuaxia Group, ha visitato il Museo della Pace - MAMT e sottoscritto il “Manifesto Kimiyya” in difesa dei diritti delle donne, promosso dalla Fondazione Mediterraneo e da 43 Paesi euromed.

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Il senatore Vito Petrocelli, presidente della Commissione Affari Esteri del Senato della Repubblica Italiana, ha visitato il Museo della PaceMAMT e sottoscritto il “Manifesto Kimiyya” in difesa dei diritti delle donne, promosso dalla Fondazione Mediterraneo e da 43 Paesi euromed.

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Elda Morlicchio, Rettrice dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” ha visitato il Museo della PaceMAMT e sottoscritto il “Manifesto Kimiyya” in difesa dei diritti delle donne, promosso dalla Fondazione Mediterraneo e da 43 Paesi euromed.

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L’onorevole Piero De Luca, parlamentare italiano e membro della XIV Commissione (Politiche dell’Unione Europea) ha visitato il Museo della PaceMAMT e sottoscritto il “Manifesto Kimiyya” in difesa dei diritti delle donne, promosso dalla Fondazione Mediterraneo e da 43 Paesi euromed.

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Anche quest’anno la Fondazione Mediterraneo partecipa al 24° Anniversario della strage di Srebrenica: 8.000 giovani trucidati ed oltre 30.000 donne e bambine deportate.
Poche case sparse abitate per lo più da qualche anziana vedova, un memoriale alle vittime della guerra e intorno distese di campi a perdita d’occhio. Campi che potrebbero essere coltivati, se solo ci fossero ancora le braccia per farlo. Da qui si arriva a Srebrenica in meno di mezz’ora, scendendo lungo la strada che Ratko Mladic e le sue truppe di carnefici percorsero dopo la definitiva caduta della città. La fisionomia della piccola piazza del centro è stata modificata di recente da un imponente edificio rosso che ospita un albergo e una banca turca. Di fianco, il minareto della principale moschea cittadina è sovrastato dalla cupola della chiesa ortodossa. Dopo quanto è accaduto nella prima metà degli anni ’90, la convivenza tra la comunità serba e la minoranza musulmana è una scommessa quotidiana.  Anche quest’ultima vive ormai con fastidio la rumorosa macchina delle celebrazioni che si attiva ogni anno l’11 luglio, la sfilata annuale delle delegazioni internazionali, i riflettori che si accendono per mezza giornata e poi si spengono di nuovo fino all’anno successivo. « È vero, questo sarà il secondo anniversario dopo la condanna di Mladic e la chiusura della Corte penale dell’Aja – riconosce Bekir, che era un bambino durante la guerra – ma qua le notizie delle condanne arrivano come un’eco distante, che non sposta gli equilibri quotidiani della gente comune ».
I sopravvissuti e i parenti delle vittime sono costretti a convivere ogni giorno con la memoria del genocidio e a confrontarsi con una ricostruzione morale e materiale che pur dopo tanti anni stenta ancora a decollare. 
« Il processo di riconciliazione continua a essere ostacolato dalle ideologie nazionaliste che gettano sale sulle ferite di un dramma cominciato molto tempo prima di quello che il mondo ricorda », spiega Hasan Hasanovic, curatore del centro di documentazione del memoriale di Potocari, nel quale è sepolto anche suo padre. L’assedio dei nazionalisti serbi alla città iniziò in un giorno di primavera di ventisei anni fa, nel 1993. « L’Onu aveva negoziato un cessate il fuoco, la popolazione si illuse di poter tirare il fiato e noi bambini uscimmo a giocare a calcio nel cortile della scuola – ricorda – ma all'improvviso dalle montagne circostanti iniziarono a piovere granate sulla città. Una colpì in pieno il campo da gioco ed esplose a pochi metri da me ». 
Quel giorno Hasan si salvò per miracolo ma vide morire quattordici suoi compagni di scuola. La mattanza che si sarebbe compiuta due anni più tardi segnò anche il fallimento della comunità internazionale, come ricorda anche la mostra fotografica allestita nei locali dell’ex base Onu di Potocari.
Con le 33 sepolture di quest’anno, il totale delle inumazioni supererà quota 6.900 ma il lungo processo per ridare un’identità ai resti delle oltre ottomila vittime prosegue, anche perché i boschi intorno a Srebrenica continuano a restituire le ossa sepolte nelle fosse comuni. 
Dragana Vucetic, antropologa forense del centro di ricerca sulle persone scomparse di Tuzla, conferma che sono circa un migliaio le vittime che restano ancora da identificare.
La Fondazione Mediterraneo, nata proprio per aiutare le vittime della guerra in ex Yugoslavia, è al fianco di queste martoriate popolazioni.

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Il presidente Michele Capasso ha inaugurato con altri esponenti dell’amministrazione comunale e con salernitani illustri sparsi nel mondo, la mostra di articoli de “Il Mattino” pubblicati da Antonio Corbisiero.
Un’occasione per ricordare il valore degli italiani nel mondo e l’importanza di riunirli per testimoniare i loro successi che fanno onore all’Italia.

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In occasione del trentennale della Fondazione Mediterraneo, il Comune di Mercato San Severino ed il Centro Studi Internazionale per le Migrazioni “Pascal D’Angelo” hanno conferito al presidente Michele Capasso la nomina di “membro onorario” per “alti meriti culturali”.
Il presidente Capasso ha ringraziato i presenti ed ha ripercorso le azioni principali della Fondazione illustrando le iniziative future in vista del 2050.

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La Fondazione Mediterraneo partecipa all’inaugurazione della XXX Universiade, che ha visto a Napoli le delegazioni di 118 Paesi confrontarsi su 18 discipline sportive.
L’intera Regione Campania e la città di Napoli hanno accolto i giovani sportivi universitari provenienti da tutto il mondo, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
“Un momento importante per la città e per la Campania – ha affermato il presidente Michele Capasso – che testimonia l’importanza dello Sport quale strumento concreto per il dialogo e la pace: su questo tema la Fondazione è impegnata in questi giorni proprio con la sessione tematica del World Peace Forum”.

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Il Totem della Pace dello scultore Mario Molinari accoglie gli atleti della XXX Universiade L’opera monumentale con l’urna del migrante ignoto riceve l’omaggio di una delegazione di atleti di vari paesi che portano rami  d’ulivo per promuovere i valori della pace e, specialmente, dello “sport srtrumento per la pace”.

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