Kimiyya || Le Donne Attrici del Dialogo

Le Donne Attrici del Dialogo

L'Azione comune « KĪMIYYA. Le Donne Attrici del Dialogo » è ideata e realizzata dalla Fondazione Mediterraneo, in collaborazione con 12 Reti nazionali della « Fondazione Anna Lindh »: Albania, Algeria, Bosnia-Erzegovina, Spagna Francia, Italia, Malta, Mauritania, Repubblica Ceca, Lituania, Slovenia, Tunisia.
L’Azione vuole raccogliere e approfondire il lavoro svolto fino ad oggi, formulando raccomandazioni e linee operative concrete.
La donna è la principale “promotrice” dei collegamenti tra le società civili: sostenendo la sua formazione, l'istruzione e l'accesso ai nuovi strumenti ed alle nuove tecnologie digitali, sarà possibile facilitare l'attuazione del dialogo interculturale nella regione euro mediterranea e ridurre le migrazioni e le cause dei conflitti.
Il nome KĪMIYYA è stato scelto perché nelle antiche lingue del Mediterraneo (amarico, arabo, greco e altre lingue) significa "abbracciare", "fondere", "riunire insieme", "condividere”, “amalgamare”.

 

L’onorevole Gianfranco Rotondi - membro della Commissione Cultura della Camera dei Deputati - ha firmato il “Manifesto Kimiyya” in difesa dei diritti delle Donne nel mondo e, in questo momento, per le donne ucraine vittime di una guerra ingiusta e fratricida.

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La Fondazione Mediterraneo – con la Federazione Anna Lindh Italia, il programma Kimiyya ed il Museo della Pace – MAMT – ha celebrato a Napoli ed in altre città euromediterranee la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne: una ricorrenza istituita dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999.
“L'Assemblea generale delle Nazioni Unite - ha ricordato il presidente Capasso alle numerose donne presenti al Museo della Pace - ha designato il 25 novembre come data della ricorrenza e ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare in quel giorno attività volte a sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema della violenza contro le donne.
La data della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne segna anche l'inizio dei "16 giorni di attivismo contro la violenza di genere" che precedono la Giornata mondiale dei diritti umani il 10 dicembre di ogni anno, promossi nel 1991 dal Center for Women's Global Leadership (CWGL) e sostenuti dalle Nazioni Unite, per sottolineare che la violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani. Questo periodo - ha affermato il presidente Capasso - comprende una serie di altre date significative, tra cui il 29 novembre, il Women Human Rights Defenders Day (WHRD), il 1º dicembre, la Giornata mondiale contro l'AIDS e il 6 dicembre, anniversario del massacro del Politecnico di Montreal, quando 14 studentesse di ingegneria furono uccise da un venticinquenne che affermò di voler combattere il femminismo".
In molti paesi, come l'Italia, il colore esibito in questa giornata è il rosso e uno degli oggetti simbolo è rappresentato da scarpe rosse da donna, allineate nelle piazze o in luoghi pubblici, a rappresentare le vittime di violenza e femminicidio. L'idea è nata da un'installazione dell'artista messicana Elina ChauvetZapatos Rojos, realizzata nel 2009 in una piazza di Ciudad Juarez, e ispirata all'omicidio della sorella per mano del marito e alle centinaia di donne rapite, stuprate e assassinate in questa città di frontiera nel nord del Messico, nodo del mercato della droga e degli esseri umani. L'installazione è stata replicata successivamente in moltissimi paesi del mondo, fra cui Argentina, Stati Uniti, Norvegia, Ecuador, Canada, Spagna e Italia. La campagna in Italia viene in particolar modo portata avanti dal Centro antiviolenza e dalle Associazioni di donne impegnate nell'ambito della Violenza contro le donne.
Ed è astato proprio il rosso ad accogliere i numerosi visitatori  -nel rispetto delle regole anti Covid 19 – giunti al Museo. Grande commozione nella Sala Marrakech dove sulle pareti vi sono le impronte in bianco di donne violate le cui storie sono visibili sugli schermi videowall del Museo.

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Con molti collegamenti webinar le donne rappresentanti vari ambiti - politica, cultura, religione, volontariato, istruzione, scienza, ecc. - aderenti al programma KIMIYYA della Fondazione Mediterraneo hanno celebrato al Museo della Pace - MAMT la “Giornata mondiale contro la violenza sulle donne”. Hanno partecipato le donne aderenti alla “Federazione Anna Lindh Italia”.
È stata l’assemblea dell'Onu nel 1999 a scegliere questa data in ricordo del sacrificio delle sorelle Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal, uccise dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo in Repubblica Dominicana. Ma qual è la storia delle sorelle Mirabal?
Per scoprirlo, serve tornare indietro al 1960. Il 25 novembre di quell'anno, infatti, tre sorelle furono uccise dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo, a Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana. Dopo essere state fermate per strada mentre si recavano in carcere a far visita ai mariti, furono picchiate con dei bastoni e gettate in un burrone dai loro carnefici, che cercarono di far passare quella brutale violenza per un incidente. All’opinione pubblica fu subito chiaro che le tre donne erano state assassinate. Patria, Minerva e María Teresa Mirabal — questi i loro nomi — erano, infatti, conosciute come attiviste del gruppo clandestino Movimento 14 giugno, inviso al governo. A causa della loro militanza, nel gennaio del 1960, furono anche arrestate e incarcerate per alcuni mesi, come ricorda la pagina dedicata alla loro storia pubblicata sull’Enciclopedia delle donne.

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Adriana Toman e Mariuccia Campolo, donne impegnate per lo sviluppo della Calabria, hanno sottoscritto il “Manifesto Kimiyya” in difesa dei diritti delle donne.

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Roberta Santaniello, dirigente della Regione Campania e vicepresidente dell’Assemblea Regionale della Campania del Partito Democratico, ha firmato l’appello della Fondazione Mediterraneo per “LE DONNE ATTRICI DEL DIALOGO” titolato ”KĪMIYYA”.
Il programma è ideato e realizzato dalla Fondazione Mediterraneo, in collaborazione con 12 Reti nazionali della « Fondazione Anna Lindh » (Albania, Algeria, Bosnia-Erzegovina, Spagna Francia, Italia, Malta, Mauritania, Repubblica Ceca, Lituania, Slovenia, Tunisia) e con le principali istituzioni internazionali (ONU, Parlamento Europeo, Consiglio d’Europa, ecc.).
La DONNA è la principale “promotrice” dei collegamenti tra le società civili: sostenendo la sua formazione, l'istruzione e l'accesso ai nuovi strumenti ed alle nuove tecnologie digitali, sarà possibile facilitare l'attuazione del dialogo interculturale nella regione euro mediterranea e ridurre le migrazioni e le cause dei conflitti.
Il nome KĪMIYYA è stato scelto perché nelle antiche lingue del Mediterraneo (amarico, arabo, greco e altre lingue) significa "abbracciare", "fondere", "riunire insieme", "condividere”, “amalgamare”.
809 le donne prime firmatarie nel mondo fino ad oggi, tra le quali premi Nobel, donne con responsabilità di Governo, donne di cultura e di scienza e via per un lungo elenco al quale da oggi si aggiunge il nome di Roberta Santaniello.

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La Dr.ssa Filomena Zamboli, Segretario Generale del TAR Campania, ha sottoscritto il Manifesto Kimiyya in difesa delle donne.

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Sara Sgro, artista, e Rosario Nido, artigiano del legno d’ulivo, hanno visitato il Museo della PaceMAMT e sottoscritto il manifesto “Kimiyya” in difesa dei diritti delle donne.

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Il presidente della Regione Calabria, on. Mario Oliverio, ha sottoscritto il “Manifesto Kimiyya” in dfesa dei diritti delle donne.

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Donne ricercatrici di prestigiosi istituti di ricerca di vari Paesi riunite al Museo della Pace - MAMT hanno sottoscritto il “Manifesto Kimiyya” in difesa dei diritti delle donne, sottolineando l’importanza delle donne nella ricerca scientifica ed il loro contributo fondamentale per il benessere del mondo.

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L’onorevole Rina De Lorenzo ha sottoscritto il Manifesto KIMIYYA sulla difesa dei diritti delle donne nel mondo, promosso dalla Fondazione Mediterraneo e da 130 Paesi partner.

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