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Nel corso della visita con i ragazzi albanesi nel BUNKART, il luogo dove viene testimoniata la dittatura di Enver Hoxha che ha oscurato l’Albania dal resto del mondo per oltre un quarto di secolo, il presidente Michele Capasso ha lasciato una dedica sul libro degli ospiti ed una lettera in cui ripercorre la storia recente dell’Albania ed in modo particolare il periodo sotto la guida del dittatore morto a 85 anni dopo aver omologato la vita di milioni di albanesi, uccidendo o imprigionando chi si opponeva al suo disegno politico.
“Un vecchio albanese - scrive Capasso – mi dice che dopo 30 anni di appiattimento non sai quello che perdi ed alla fine non ne senti nemmeno la mancanza: l’Albania era come un lago stagnante il cui fetore diventò abitudine di vita, stagnante e piatta come quel lago….”.
Ai piedi della montagna Daiti, nel bunker antiatomico che, insieme ad altri 700.000 (uno ogni 3 albanesi: una vera follia!) doveva proteggere il dittatore e tutti dagli assalti esterni, si respira oggi aria di libertà e di fiducia: quella libertà che giovani di 15-16 anni gridano ad alta voce affinché non si ripetano più periodi bui della storia.
Sono loro quel fiume pulito che inonderà il lago un tempo stagnante con un flusso che giungerà fino al mare: il mare della Libertà!