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Con una Lectio magistralis del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin si è aperto il convegno “L’azione diplomatica della Santa Sede di fronte alle nuove sfide mondiali”, organizzato dalla Pontificia Accademia Ecclesiastica: Pace e giustizia, voci che continuano a levarsi in diverse regioni del pianeta come pilastri dell’ordine tra le azioni. La denuncia dell’uso della forza per risolvere i conflitti, la necessità di soluzioni che siano proposte educative, di formazione e ricerca. La diplomazia come via per edificare il bene comune e per chi lavora nella Santa Sede l’impegno di condividere i dolori delle persone e sanarli con la speranza evangelica. Sono alcuni dei punti che il cardinale Pietro Parolin mette in luce nella sua Lectio magistralis incentrata su “Pace e giustizia nell’azione della diplomazia della Santa Sede di fronte alle nuove sfide”. Il segretario di Stato è intervenuto al convegno di stamani, 17 gennaio, nella Sala Ducale del Palazzo Apostolico, in occasione del 325.mo anniversario di fondazione della Pontificia Accademia Ecclesiastica.
Le parole chiave del cardinale Parolin sono state: “il multipolarismo prevalente spinge ad una pace armata o a instaurare un atteggiamento di reciproca sfiducia tra gli Stati. Serve lungimiranza e sano realismo per essere operatori di pace".
Il Segretario generale Michele Capasso ha sottolineato l’importanza del contenuto della lettera che papa Leone XIV ha inviato ai partecipanti e le parole di auspicio che il caridnale Parolin ha rivolto ai diplomatici della Santa Sede: a loro ho ripetuto una frase a me cara e che contraddistingue il nostro agire sin dall’inizio: “Molto fare, poco dire”.
“Ritroviamo nella Lectio del cardinale Parolin – ha affermato alla stampa il Segretario generale Capasso – l’espressione secondo la lezione di papa Alessandro VII ‘Molto fare, poco dire’, quando auspica che ‘la risposta della Santa Sede resti quella di una diplomazia fattiva e discreta che intravede in ogni livello di attività e di responsabilità la possibilità di cercare modalità e strumenti per garantire un ordine internazionale secondo giustizia e nel quale principio e fine della convivenza è la pace, operando secondo i principi, gli usi e il rispetto delle regole della diplomazia’. 
In questo – conclude Capasso – si innesta la prospettiva pastorale richiamata da papa Leone XIV nella sua citata lettera: ‘Il servizio diplomatico non è una professione, ma una vocazione pastorale: è l’arte evangelica dell’incontro, che cerca vie di riconciliazione là dove gli uomini innalzano muri e diffidenze’.
Questa è la medesima strada che stiamo percorrendo da quarant’anni con gli ‘Stati Uniti del Mondo’ e che continueremo a percorrere: ‘MOLTO FARE, POCO DIRE’”.