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Una delegazione degli “Stati Uniti del Mondo” e della “Fondazione Mediterraneo” ha partecipato ad un’iniziativa del cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente delle Cei: la lettura - in un luogo altamente simbolico, teatro della strage nazista - di 12.000 nomi appartenenti alle 16 vittime israeliane sotto i 12 anni trucidate da Hamas nel pogrom del 7 ottobre 2023 e le oltre dodicimila uccise dall’esercito israeliano durante i quasi due anni del genocidio di Gaza. 
«La nostra è un’invocazione - ha affermato il cardinale Zuppi -  non entriamo nel merito, ci mettiamo di fronte a un dolore più grande. L'assurdità di quello che sta succedendo è ormai evidente».
«Per questo momento di preghiera e di lettura, abbiamo scelto il luogo in cui si è consumata una tragedia, un luogo vicino a tutti quelli bagnati dal sangue di Abele», dice il cardinale Zuppi.
Sono stati letti più di dodicimila nomi, prendendo i dati ufficiali di Israele e quelli di Gaza.
“Vogliamo ricordare i nomi uno per uno per strapparli all’anonimato. Nessuno è un numero, ogni persona ha un nome, la sua identità. La sofferenza dei bambini racconta più di tutti le conseguenze drammatiche della guerra e la necessità di arrivare al cessate il fuoco, interrompere il conflitto senza offendere ulteriori vittime innocenti. Come scriveva Dostoevskij ‘nessuna guerra potrà mai valere anche una sola piccola lacrima di bambino’» conclude Zuppi.
Il cardinale Matteo Zuppi apre la staffetta dei 12mila nomi delle piccole vittime israeliane e palestinesi nella chiesa di Casaglia a Monte Sole, luogo dell’eccidio del 1944, con i monaci della Piccola famiglia dell’Annunziata.

Sono 469 pagine, 12.211 i bambini palestinesi uccisi secondo il governo di Gaza, 16 quelli dichiarati da Gerusalemme il 7 ottobre di due anni fa, quando Hamas attaccò Israele. Oggi alla chiesa di Casaglia di Monte Sole, dove vennero trucidate centinaia di persone inermi, tutte civili fra le quali tanti bambini nel settembre del 1944 dai Nazifascisti, il Cardinale Matteo Zuppi ha dato il via alla staffetta della declamazione di tutti i morti di età inferiore ai dodici anni, uccisi nel conflitto arabo israeliano in corso. Un messaggio di pace, letto insieme ai monaci della Piccola famiglia dell’Annunziata, che allinea sullo stesso, drammatico piano, i bambini morti da entrambe le parti del conflitto. I bambini sono persone, non numeri dice il presidente della CEI.
Dodicimiladuecentoundici nomi di bimbi palestinesi e sedici israeliani occupano lo spazio fisico di cinque raccoglitori blu pieni di fogli plastificati trasparenti. Mentre vengono letti uno alla volta occupano uno spazio enorme. In ogni lettera portano con sé il peso di quello che hanno subìto, della morte che è stata imposta loro dai grandi, con la guerra. Dodicimila sono i nomi dei bambini palestinesi di età compresa tra zero e dodici anni, morti nella Striscia di Gaza dal 7 ottobre 2023 al 15 luglio scorso; sedici sono quelli dei piccoli israeliani morti nella stessa data.
Questo il commento del Segretario generale Michele Capasso:
“Quando a Napoli il 7 giugno 2025 abbiamo letto con il s.segretario generale dell’ONU Miguel Angel Moratinos centinaia di nomi di vittime di guerre e l’11 luglio 2025 a Srebrenica gli 8372 nomi delle vittime del genocidio di trent’anni fa un senso di solitudine ci ha assaliti, causato dall’indifferenza dei più, quasi infastiditi di tutto questo.
In un tempo in cui la memoria rischia di diventare esercizio di forma, la lettura dei nomi delle centinaia di migliaia di vittime innocenti delle guerre e dei conflitti restituisce alla commemorazione il suo significato più profondo e politico: farsi carico del dolore irriducibile, non per esporlo, ma per custodirlo come coscienza viva dell’umanità.
A ottant’anni da Hiroshima, non possiamo limitarci a ricordare. Dobbiamo scegliere. E la scelta è di “non dimenticare”, di ricordare SEMPRE i nostri fratelli e le nostre sorelle uccisi da guerre assurde alimentate solo da poveri giochi di potere e di danaro.
Dare spazio, come un’invocazione universale, alla lettura dei nomi delle vittime delle guerre significa riconoscere chi ha pagato il prezzo più alto della storia, e affermare - con coraggio - che la pace non è un’astrazione, ma un impegno concreto, quotidiano, radicale. Un impegno che comincia nel dare voce a chi l’ha persa, ricordando il nome e, con esso, l’identità di esseri umani.
In questi ultimi mesi non è passata una domenica senza che Francesco e Leone XIV non chiedessero la fine della guerra; dobbiamo nel nostro piccolo mettere in pratica questo loro auspicio anche attraverso questo tipo di memoria che serve al nostro tempo: non rituale, ma responsabile; non celebrazione, ma scelta”.