EVENTI PRINCIPALI

Jal el Dib. Ospedale de la Croix. 2 dicembre 2025. Ore 9. Il Santo Padre arriva all’ingresso principale della residenza della Congregazione in auto. Le suore gli corrono incontro e una gli si stringe al collo. Suor Marie, insieme alla direttrice dell’ospedale, suor Rose Hanna, e alla superiora del Convento, suor Hiam El Badawi, accompagnano il Papa nel teatro e anche lì l’accoglienza è festante: in sala risuonano le zaghroutah, le urla – tipiche delle donne mediorientali – segno di felicità e di festa grande.
Suor Marie ringrazia il Pontefice per la sua presenza, che conferma l’amore di Dio per i più poveri tra i poveri, i più abbandonati e i più sofferenti; poi il ricordo del fondatore Abouna Yakub che affermava: “La mia religione è il Libano e i sofferenti”. Infine, ancora un ringraziamento al Santo Padre per essere “il ‘padre’ dei dimenticati, degli abbandonati e degli emarginati”.
Il Santo Padre riceve in dono 77 rosari fatti a mano dai pazienti poi ascolta le testimonianze e si commuove.
“Sono contento di incontrarvi, era un mio desiderio, perché qui abita Gesù: sia in voi ammalati, sia in voi che ne avete cura, le suore, i medici e tutti gli operatori sanitari e il personale”, esordisce in francese, assicurando che tutto il popolo dell’ospedale libanese è nel suo cuore e nelle sue preghiere. Anche il Papa ricorda la santità della vita del fondatore e la sua testimonianza portata avanti dalle suore Francescane della Croce.
Porto di Beirut. 2 dicembre 2025. Ore 9.30. Dopo le emozioni dell’Ospedale de la Croix ci troviamo tra le macerie del porto di Beirut, dove il 4 agosto 2020 una terribile esplosione causò più di duecento morti, settemila feriti e più di trecentomila sfollati, sconvolgendo il Libano e il mondo intero.
Qui il Papa viene a portare conforto a un dolore causato da una ferita ancora aperta per tutti.
Il Papa prega dinanzi al monumento in marmo che riporta, uno ad uno, i nomi dei morti. Depone una ghirlanda e saluta i sopravvissuti e i familiari delle vittime. Ognuno ha in mano fotografie dei parenti scomparsi. L’emozione è forte. Il Papa saluta uno a uno i familiari delle persone che hanno perso la vita, gesto semplice ma carico di vicinanza umana: davanti a un bambino si inginocchia e afferra la foto del papà che il piccolo tiene tra le mani. Una mamma lo abbraccia. Un momento di profonda commozione che segna una delle tappe simbolicamente più forti del viaggio in Libano del Santo Padre.
Beirut Waterfront. 2 dicembre 2025. Ore 10.30. L’impatto è potente. Migliaia di persone riempiono la spianata affacciata sul mare. L’altare è ospitato in una grande struttura bianca coperta e il Papa è circondato da tante scritte “Pace” che nelle principali lingue circondano la scritta più grande “Beati i costruttori di pace”: tema di questo primo Viaggio Apostolico.
Dopo la celebrazione papa Leone XIV rivolge quest’ultimo saluto alla folla:
“Cari fratelli e sorelle, in questi giorni, con il mio primo Viaggio Apostolico compiuto durante l’Anno giubilare, ho desiderato farmi pellegrino di speranza nel Medio Oriente, implorando da Dio il dono della pace per questa amata terra, segnata da instabilità, guerre e dolore.
Cari cristiani del Levante, quando i risultati dei vostri sforzi di pace tardano ad arrivare, vi invito ad alzare lo sguardo al Signore che viene! Guardiamo a Lui con speranza e coraggio, invitando tutti a incamminarsi sulla via della convivenza, della fraternità e della pace. Siate costruttori di pace, annunciatori di pace, testimoni di pace!...”.