EVENTI PRINCIPALI

Mentre in Italia si prepara la manifestazione nazionale per Gaza che parte dalla Piramide e raggiunge Piazza San Giovanni, leggo un articolo del mio fraterno amico Ibrahim Faltas, vicario della Custodia di Terra Santa, che condivido parola per parola.
Nel testo scrive:
“L’umanità non deve finire a Gaza. È veramente difficile credere che esseri umani possano infierire su altri esseri umani, su più di due milioni di persone che hanno già sofferto, che sono morti, che stanno soffrendo la mancanza di diritti e di necessità vitali. Nessuno impedisce questa assurdità che toglie ogni dignità a chi la subisce e a chi la provoca. Dopo questa totale distruzione chi può giustificare tanto sangue e tanta sofferenza? Avrà fondamenta solide quello che sarà costruito sulla sofferenza e sulla morte? Non si comprende tanto accanimento su innocenti, indifesi, disarmati".
E continua:
"Non ci potrà essere nessuna comprensione e nessuna giustificazione a tanta disumanità, al silenzio complice, alle parole di circostanza. Da tempo bisognava disarmare le mani fratricide e fermare quel fuoco. In questo momento ho solo domande all'umanità che ha sconfitto la sua stessa natura e non risponde ai bisogni fondamentali della giustizia e della verità. Spero che la comunità internazionale si sia posta queste stesse domande mentre in silenzio, impotenti e attoniti assistiamo a questo ulteriore massacro e a questa disumana distruzione".

Dopo avere letto le frasi di Ibrahim, ho voluto ripercorrere gli ultimi quarant’anni di impegno con la Fondazione Mediterraneo e gli Stati Uniti del Mondo per addivenire alla soluzione del conflitto israelo-palestinese attraverso il riconoscimento di due Popoli in due Stati: frase con la quale tanti – scusatemi – oggi amano “sciacquarsi la bocca”.
E invece no, noi ci siamo impegnati dal 1985 con certosina dedizione raggiungendo significativi risultati, poi resi vani dalla mediocrità di qualche alto funzionario o dai limiti degli estremisti, di destra e di sinistra, in Palestina e Israele.
Ho aperto l’archivio della Fondazione ed estratto, velocemente, un grappolo di immagini dietro le quali vi sono momenti significativi dell’avvicinamento alla pace tra Israele e Palestina e al conseguente accordo “due Popoli in due Stati”.
Yasser Arafat, visitando due volte la nostra sede a Napoli, espresse il suo consenso alla nostra azione, poi confermata da Abu Mazen durante la storica visita alla nostra sede nell’aprile 2013.
Prima Yitzhak Rabin nel 1994 e poi Shimon Peres in più occasioni (fu anche il primo Segretario generale degli Stati Uniti del Mondo) confermarono la giusta via della pace, con due Popoli in due Stati.
Il presidente della Repubblica italiana Oscar Luigi Scalfaro nel 1997, intervenendo al Forum da noi organizzato con tremila partecipanti per rafforzare il processo di pace tra Israele e Palestina, espresse apprezzamento per il lavoro svolto dal 1985. Allo stesso modo il re di Spagna Felipe VI, già da giovane principe delle Asturie, ci è stato vicino nella nostra azione.
Un’azione ratificata dal consiglio scientifico internazionale della nostra istituzione, composto da significative personalità tra le quali: Tariq Ramadan, Bishara Kader, John Esposito, Wassyla Tamzali, Predrag Matvejevic’, Nullo Minissi, Walter Schwimmer, Khaled Fouad Allam, Igor Man
E poi gli appelli all’ONU (con l’allora segretario Boutros-Ghali), all’Iran (con il presidente Khatami in visita alla nostra istituzione), al segretario della Lega araba Amr Moussa e ai ministri degli esteri di Spagna e Austria, Miguel Angel Moratinos e Ursula Plassnik.
Insomma una dedizione per la Palestina e Gaza e, in generale, per la risoluzione del conflitto israelo-palestinese che si è sviluppata con coraggio, competenza, passione e dedizione attraverso momenti significativi: come l’assegnazione del Premio Mediterraneo edizione speciale agli studenti di Gaza e il varo della "barca della Pace per Gaza".
Non sappiamo quali saranno gli sviluppi del piano di pace varato da Donald Trump.
Abbiamo solo la consapevolezza che non ci sarà mai pace senza giustizia e verità: sia da parte di Israele che della Palestina. Su questo impegneremo ogni nostra risorsa. Per la vita. Per la pace.