2025

Una delegazione degli “Stati Uniti del Mondo”, della “Fondazione Mediterraneo” e della rete “Kimiyya” ha partecipato alla 30ª Conferenza delle Parti (COP 30)”: il più grande evento globale per le discussioni e i negoziati sui cambiamenti climatici, in programma a Belém, nel Parà, dal 10 al 21 novembre 2025.
La città scelta, nel cuore dell’Amazzonia, ha fornito al mondo un’occasione unica per discutere di soluzioni climatiche, rafforzare il multilateralismo e promuovere il consenso sugli obiettivi globali per ridurre le emissioni di gas serra.
L’Italia sta agendo, nel solco dell’accordo di Parigi, sostenendo soluzioni intersettoriali e costruendo partenariati resilienti, con l’obiettivo di fornire un contributo alla gestione dei rischi sempre maggiori connessi ai cambiamenti climatici.
Attualmente, ci sono 198 Parti (197 Paesi più l’Unione Europea) facenti parte della Convenzione.
Una settimana di consultazioni tra la presidenza brasiliana e altri paesi alla COP 30 in corso a Belém in Brasile non ha prodotto alcun progresso nel superare le posizioni ancora contrastanti su tre questioni: ambizione climatica, finanza e barriere commerciali.
"La posta in gioco è troppo alta per permettere che tattiche procedurali o discussioni bloccate ostacolino i progressi", ha avvertito il presidente della COP 30, il diplomatico brasiliano André Corrêa do Lago, riconoscendo i limitati progressi compiuti da lunedì. Do Lago ha annunciato la pubblicazione di una "nota" che riassumerà semplicemente la posizione di ciascun paese, con l'obiettivo di "strutturare i nostri colloqui": una sorta di lista di cose da fare per i ministri che arriveranno a Belém lunedì per gli ultimi cinque giorni di colloqui.
I paesi "decideranno come procedere", ha affermato il diplomatico.
“Il pianeta – ha affermato il segretario generale Michele Capasso – ancora una volta viene sacrificato per gli interessi economici delle grandi potenze: a nulla è servito il grido di allarme qui, dall’Amazzonia, per arrestare la distruzione della terra”.